A cura del Dott. William Nestola – Tutor dell’apprendimento esperto in DSA, ADHD e BES, specializzato nello sviluppo e nel potenziamento delle funzioni esecutive in bambini e adolescenti con disturbi del neurosviluppo.
La crescente attenzione della comunità scientifica verso i disturbi del neurosviluppo ha evidenziato come tali condizioni raramente si presentino in forma isolata, ma piuttosto in configurazioni comorbide che ne amplificano la complessità clinica e gestionale.
In questo contesto, la co-occorrenza tra Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività (ADHD), Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) e sindrome PANDAS (Pediatric Autoimmune Neuropsychiatric Disorders Associated with Streptococcal infections) insieme al più ampio spettro PANS PANS (Pediatric Acute-onset Neuropsychiatric Syndrome) rappresentano un quadro particolarmente articolato, soprattutto per le ricadute funzionali nell’ambiente scolastico.
L’ADHD si caratterizza per persistenti difficoltà di attenzione, impulsività, iperattività e logorrea e altro, frequentemente associate a deficit nelle funzioni esecutive quali memoria di lavoro, pianificazione e controllo inibitorio; i DSA, invece, comprendono disturbi circoscritti nelle abilità di lettura, scrittura e calcolo; mentre PANS e PANDAS (VEDI https://www.panspandasmed.info/cosa-sono-pans-e-pandas/) si distinguono per un esordio acuto di sintomi neuropsichiatrici tra cui (VEDI SINTOMI https://www.panspandasmed.info/i-sintomi/) disturbo ossessivo-compulsivo, tic motori e vocali, pensieri intrusivi, ansia intensa, regressione comportamentale e delle autonomie e un marcato cambiamento nel funzionamento scolastico, in relazione ad una risposta autoimmune post infettiva provocata da recidive da streptococco o altro patogeno.
Nelle scuole italiane, uno dei comportamenti che più frequentemente mette in difficoltà insegnanti ed educatori è quello dello studente che parla continuamente.
“Interrompe la lezione.”
“Parla sopra ai compagni.”
“Fa domande senza aspettare il proprio turno.”
“Passa rapidamente da un argomento all’altro.”
Queste osservazioni fanno ormai parte della quotidianità scolastica.
Tuttavia, quando ci troviamo davanti a studenti con ADHD — o con quadri neuropsicologici complessi come PANS/PANDAS associati a certificazione ADHD — il rischio più grande è interpretare tali comportamenti esclusivamente come mancanza di educazione, provocazione o scarso rispetto delle regole.
In realtà, dietro quel bisogno continuo di parlare, spesso si nasconde molto altro.
Il cervello ADHD non “filtra” con gli stessi tempi.
Uno degli aspetti centrali dell’ADHD riguarda la difficoltà di autoregolazione.
Questo significa che il cervello fatica a gestire impulsi, attenzione, organizzazione del pensiero e controllo dell’intervento verbale.
Molti studenti con ADHD vivono un flusso cognitivo rapido, associativo e continuo. Un concetto spiegato in classe può immediatamente attivare:
un collegamento mentale;
una domanda;
un ricordo personale;
un’idea improvvisa;
una necessità urgente di verbalizzare.
Il problema non è soltanto “parlare troppo”.
Il punto è che il pensiero arriva spesso prima del filtro.
Per questo alcuni alunni:
interrompono frequentemente;
parlano senza alzare la mano;
faticano a sintetizzare;
aggiungono dettagli apparentemente fuori contesto;
sembrano “pensare ad alta voce”.
Molti docenti leggono questi atteggiamenti come oppositivi.
In numerosi casi, invece, si tratta di una reale difficoltà neurofunzionale nel trattenere il pensiero abbastanza a lungo da organizzarlo in modo regolato.
PARLARE PER RESTARE PRESENTI
Esiste un aspetto poco compreso ma estremamente importante: per alcuni studenti con ADHD, parlare rappresenta una strategia involontaria di autoregolazione attentiva.
Intervenire, commentare o fare domande può aiutarli a mantenere attiva la concentrazione.
Il silenzio prolungato, al contrario, può favorire:
distraibilità;
disconnessione dalla lezione;
irrequietezza interna;
perdita del filo cognitivo.
Non sempre, quindi, lo studente sta cercando attenzione.
Molto spesso sta cercando di non perderla.
Questa differenza interpretativa cambia profondamente anche la risposta educativa dell’adulto.
OVERSHARING E IMPULSIVITA’ VERBALE
In alcuni casi compare anche il cosiddetto oversharing:
la tendenza a condividere dettagli personali, emotivi o familiari fuori contesto.
Lo studente racconta episodi privati durante la lezione, espone emozioni intime o entra in narrazioni eccessivamente dettagliate senza percepire immediatamente il livello di esposizione.
Anche qui il comportamento viene spesso giudicato superficialmente come “teatrale” o “eccessivo”.
Ma nei ragazzi con ADHD possono entrare in gioco:
impulsività verbale;
difficoltà nel monitoraggio sociale;
bisogno di connessione;
ricerca di comprensione;
desiderio di partecipare alla relazione.
Molti studenti utilizzano infatti l’esperienza personale come modalità di aggancio sociale.
“È successo anche a me” diventa il loro modo di entrare nella conversazione.
Il disagio spesso arriva dopo
Un aspetto che gli adulti tendono a sottovalutare riguarda ciò che accade successivamente.
Dopo aver parlato troppo o condiviso eccessivamente, molti ragazzi iniziano a rimuginare:
“Ho detto qualcosa di sbagliato?”
“I compagni mi avranno giudicato?”
“Perché non riesco mai a fermarmi?”
Dietro comportamenti apparentemente invadenti si nasconde spesso una forte vulnerabilità emotiva.
Molti studenti con ADHD oscillano continuamente tra il bisogno di esprimersi e il senso di vergogna che compare dopo l’esposizione.
Ed è proprio in questo spazio che il ruolo educativo dell’insegnante diventa fondamentale.
Il messaggio ai docenti: distinguere il comportamento dall’intenzionalità.
Comprendere questi meccanismi non significa eliminare regole o limiti comunicativi.
La scuola resta un contesto educativo strutturato, e gli studenti hanno bisogno di imparare progressivamente:
il rispetto dei turni;
la sintesi;
l’ascolto reciproco;
la gestione dell’impulsività.
Ma educare non significa punire automaticamente ciò che non si comprende.
Il primo passo è distinguere il comportamento dall’intenzionalità.
Uno studente con ADHD che interrompe continuamente non sta necessariamente sfidando l’adulto.
Spesso sta mostrando una difficoltà concreta di autoregolazione.
Questo cambia profondamente il modo in cui l’insegnante può intervenire.
STRATEGIE EDUCATIVE REALMENTE INCLUSIVE
Alcuni accorgimenti possono ridurre il conflitto e migliorare significativamente la partecipazione dello studente:
prevedere momenti strutturati di intervento;
anticipare quando sarà possibile fare domande;
utilizzare segnali concordati per interrompere gentilmente il flusso verbale;
aiutare lo studente a sintetizzare senza umiliarlo;
rinforzare gli interventi pertinenti;
evitare richiami pubblici eccessivamente colpevolizzanti;
valorizzare il contenuto prima di correggere la forma.
L’obiettivo non è “zittire” il ragazzo, ma aiutarlo gradualmente a costruire strumenti di regolazione comunicativa.
Inclusione significa comprensione neuroeducativa.
Oggi la scuola si trova davanti a una sfida culturale importante:
passare da una lettura moralistica del comportamento a una lettura neuroeducativa.
Non tutti i comportamenti problematici nascono da opposizione o mancanza di rispetto.
In molti casi rappresentano l’espressione visibile di una difficoltà invisibile.
L’inclusione reale inizia proprio da qui: dalla capacità dell’adulto di osservare oltre il sintomo.
Perché dietro quello studente che “non sta mai zitto”, molto spesso, non c’è un ragazzo che non vuole rispettare le regole.
C’è una mente che fatica a rallentare abbastanza da riuscire a gestire il silenzio.
Riferimenti bibliografici:
American Psychiatric Association. DSM-5-TR – Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders. Washington DC, 2022.
Barkley R.A. Taking Charge of ADHD. Guilford Press, 2020.
Brown T.E. A New Understanding of ADHD in Children and Adults. Routledge, 2021.
Ministero dell’Istruzione e del Merito – Linee guida per inclusione scolastica e BES.
USR Friuli Venezia Giulia – Raccolta Linee Guida MIM su inclusione e benessere scolastico.
Biografia:
Il Dott. William Nestola Laureato in Scienze dell’ Educazione e della Formazione presso l’università di Roma Tor Vergata è tutor dell’apprendimento esperto in DSA, ADHD e BES, specializzato nello sviluppo e nel potenziamento delle funzioni esecutive in bambini e adolescenti con disturbi del neurosviluppo.
È impegnato nella divulgazione e nella formazione sui disturbi del neurosviluppo, con particolare attenzione alla gestione delle comorbidità tra ADHD, DSA e disturbi neuropsichiatrici ad esordio acuto come PANS/PANDAS.
Mail: william.nestola18@gmail.com
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