INTRODUZIONE
L’approccio multidisciplinare messo in atto da alcuni esperti evoluti che seguono i bambini con PANS/PANDAS non si limita alla valutazione neurologica, immunologica e infettivologica, genetica e/o quant’altro venga ritenuto necessario ma può includere anche l’analisi dello stato di salute intestinale e del microbiota.
Questa attenzione nasce dalla crescente evidenza scientifica e clinica del ruolo che l’intestino svolge nella regolazione del sistema immunitario e nella comunicazione tra intestino e cervello, aspetti particolarmente rilevanti in condizioni caratterizzate da disfunzione immunitaria e neuroinfiammazione.
Nel percorso diagnostico e di cura possono quindi essere prescritti diversi esami intestinali, ciascuno con finalità specifiche che vengono verificate per andare ad agire in maniera personalizzata.
Per molti genitori, tuttavia, le differenze tra i vari esami non sono sempre immediate né adeguatamente spiegate.
Ne fa un accenno il Dr. Manuele Biazzo in una breve intervista riportata di seguito, realizzata da Stefania Lessio, Genitore e PANS/PANDAS Advocate in cui questo esperto in materia di microbiomica aiuta a fare chiarezza, illustrando in modo semplice e pratico quali informazioni forniscono le diverse indagini intestinali, quando possono essere utili nel contesto delle PANS/PANDAS e come inserirle all’interno di una valutazione clinica più ampia, evitando interpretazioni parziali o conclusioni affrettate.
INTERVISTA:
al Dr. M. Biazzo
Biologo Molecolare, Nutrizionista e divulgatore Scientifico
Quando il pediatra o un medico specialista prescrive un esame dell’intestino cosa misura davvero, e perché un valore alterato non indica automaticamente cosa fare?
Di seguito indico una breve guida per orientarsi tra zonulina, indicano, scatolo, calprotectina e analisi del microbiota, comprendendo la differenza tra misurare un problema e identificarne le cause.
DOMANDA: Stefania Lessio
Come accennato nella intro, fortunatamente, grazie agli studi pubblicati anche in relazione alle sindromi pans pandas, negli ultimi anni sempre più bambini vengono sottoposti a esami intestinali per scoprire la salute del microbiota intestinale.
Spesso, però, i risultati generano, nei genitori, più domande che risposte. Da dove conviene partire?
RISPOSTA: Dott. M. Biazzo
Partirei da due domande fondamentali che ogni genitore dovrebbe sentirsi libero di porre:
Che cosa misura realmente questo esame?
Le indicazioni terapeutiche che mi vengono proposte derivano direttamente dai risultati ottenuti oppure rappresentano un’ipotesi clinica?
Sono domande importanti perché, nella pratica, spesso, si tende a passare rapidamente dal riscontro di un valore alterato alla prescrizione di integratori o trattamenti, senza chiarire quali informazioni l’esame sia effettivamente in grado di fornire.
DOMANDA: Stefania Lessio
Esistono quindi diversi tipi di esami per verificare la salute dell’intestino?
RISPOSTA: Dott. M. Biazzo
Sì. In modo semplificato possiamo distinguere due grandi categorie.
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Biomarcatori indiretti
Sono esami che misurano una conseguenza, un effetto o un prodotto dell’attività intestinale. Rappresentano indicatori di ciò che sta accadendo, ma non identificano necessariamente la causa.
Tra questi troviamo:
Zonulina
Indicano urinario
Scatolo urinario
Calprotectina fecale
Lattoferrina fecale
Acidi grassi a catena corta
Breath test per SIBO
2. Analisi diretta del microbiota
Oggi il riferimento più avanzato è la metagenomica shotgun, una tecnologia che analizza direttamente il DNA microbico presente nel campione fecale.
In questo caso l’obiettivo non è misurare una conseguenza, ma descrivere la composizione della comunità microbica e il suo potenziale funzionale.
DOMANDA: Stefania Lessio
Perché è così importante distinguere tra queste due categorie?
RISPOSTA: Dott. M. Biazzo
Perché rispondono a domande diverse.
Un paragone utile a comprendere è quello che vi voglio fare con l’esempio della febbre.
Quando un bambino ha 39 °C di temperatura, il termometro ci fornisce un’informazione importante: c’è un processo in corso. Anche esami come PCR o VES confermano la presenza di un’infiammazione.
Tuttavia nessuno di questi esami identifica da solo la causa: potrebbe trattarsi di un virus, di un batterio o di altre condizioni.
Per individuare l’agente responsabile servono esami diversi, come tamponi, colture o test molecolari.
Lo stesso principio vale per molti esami intestinali:
i biomarcatori indiretti sopra indicati segnalano, quindi, che qualcosa sta accadendo;
l’analisi del microbiota cerca di descrivere chi è coinvolto e quali funzioni biologiche potrebbero essere alterate.
DOMANDA: Stefania Lessio
Entriamo nel dettaglio. Cosa ci dicono realmente i principali biomarcatori?
RISPOSTA: Dott. M. Biazzo
Zonulina
La zonulina è una proteina coinvolta nella regolazione delle giunzioni tra le cellule dell’epitelio intestinale.
Un valore elevato viene spesso interpretato come indice di aumentata permeabilità intestinale.
Tuttavia è importante ricordare due aspetti:
alcuni test commerciali presentano ancora limiti di standardizzazione e accuratezza;
il valore non fornisce informazioni sulla composizione del microbiota.
In altre parole, può suggerire che la barriera intestinale sia alterata, ma non spiega perché.
Indicano urinario
L’indicano (indoxil-solfato) deriva dalla degradazione batterica del triptofano.
Un aumento può suggerire alterazioni dei processi fermentativi o putrefattivi intestinali e talvolta un rallentamento del transito.
È però un marcatore poco specifico, influenzato anche dall’alimentazione e incapace di identificare quali microrganismi siano coinvolti.
Scatolo urinario
Lo scatolo (3-metilindolo) è anch’esso un prodotto del metabolismo batterico del triptofano.
Rispetto all’indicano tende a riflettere maggiormente fenomeni di fermentazione proteolitica a livello del colon.
Anche in questo caso si tratta della misurazione di un prodotto finale e non della causa che lo genera.
Calprotectina e lattoferrina fecali
Sono marcatori consolidati dell’infiammazione intestinale.
Sono particolarmente utili quando il quesito clinico è:
“È presente un’infiammazione intestinale attiva?”
Tuttavia una calprotectina normale non esclude necessariamente altri squilibri intestinali o alterazioni del microbiota.
Acidi grassi a catena corta e breath test
Gli acidi grassi a catena corta forniscono informazioni sull’attività metabolica batterica.
I Breath test, invece, vengono utilizzati soprattutto per valutare condizioni come la sovracrescita batterica del tenue (SIBO).
Anche questi esami misurano effetti biologici e non identificano direttamente la composizione dell’ecosistema microbico.
DOMANDA: Stefania Lessio
Qual è invece il contributo dell’analisi del microbiota con tecnologia shotgun?
RISPOSTA: Dott. M. Biazzo
La metagenomica shotgun cerca di rispondere a una domanda diversa.
Chi è presente nell’ecosistema intestinale e quali capacità biologiche possiede?
Può fornire informazioni su:
specie batteriche presenti;
archea, virus e parte del micobiota;
abbondanze relative dei diversi microrganismi;
geni e vie metaboliche potenzialmente attive;
capacità di produrre determinati metaboliti,
vitamine o acidi grassi.
Il vantaggio rispetto ai biomarcatori indiretti è evidente: invece di misurare un singolo effetto, descrive l’intera comunità biologica.
DOMANDA: Stefania Lessio
Quindi l’analisi shotgun fornisce tutte le risposte?
RISPOSTA: Dott. M. Biazzo
No, e questo è un punto fondamentale.
Anche la metagenomica shotgun presenta limiti importanti.
Descrive soprattutto: chi c’è; che cosa potrebbe fare.
Non necessariamente ci dice:
che cosa sta facendo in quel preciso momento;
quale sia il ruolo causale di ogni alterazione osservata.
Inoltre molte associazioni tra microbiota e malattie sono ancora oggetto di ricerca e i risultati possono differire tra laboratori e piattaforme bioinformatiche.
È uno strumento molto potente, ma non una “sfera di cristallo”.
DOMANDA: Stefania Lessio
Qual è allora l’errore interpretativo più frequente?
RISPOSTA: Dott. M. Biazzo
Confondere il segnale con la causa.
Se una zonulina risulta elevata, sappiamo che potrebbe esserci un’alterazione della barriera intestinale.
Ma da quel dato non è possibile dedurre automaticamente:
quale sia il meccanismo responsabile;
quali microrganismi siano coinvolti;
quale integratore sia necessariamente il più appropriato.
Lo stesso valore alterato può essere associato a situazioni biologiche molto diverse tra loro.
Per questo motivo il passaggio diretto da un biomarcatore alterato alla prescrizione di uno specifico integratore non sempre è sostenuto dalle informazioni contenute nell’esame stesso.
Non significa che l’intervento sia necessariamente sbagliato; significa che rappresenta un’ipotesi clinica che dovrebbe essere riconosciuta come tale.
DOMANDA: Stefania Lessio
Quindi biomarcatori e microbiota sono strumenti alternativi?
RISPOSTA: Dott. M. Biazzo
Al contrario: sono strumenti complementari.
Quando la domanda clinica è molto specifica — ad esempio:
c’è infiammazione intestinale?
è presente una sovracrescita batterica del tenue?
I biomarcatori indiretti sono spesso la scelta più appropriata.
Quando invece l’obiettivo è comprendere la struttura dell’ecosistema microbico e orientare interventi personalizzati, l’analisi del microbiota può fornire informazioni aggiuntive.
In sintesi:
i biomarcatori descrivono le conseguenze funzionali dell’ecosistema;
l’analisi shotgun descrive l’ecosistema stesso.
Utilizzati insieme possono offrire una visione più completa.
DOMANDA: Stefania Lessio
Quali domande dovrebbero porre i genitori quando viene prescritto uno di questi esami?
RISPOSTA: Dott. M. Biazzo
Tre domande possono essere particolarmente utili:
1. Questo esame misura una conseguenza o la composizione del microbiota?
Aiuta a comprendere? quale tipo di informazione si otterrà?
2. Le indicazioni terapeutiche derivano direttamente dai risultati dell’esame o dall’esperienza clinica generale?
Entrambe le situazioni sono legittime, purché vengano esplicitate.
3. Come verrà verificata l’efficacia dell’intervento?
Un percorso clinico strutturato dovrebbe prevedere una rivalutazione successiva, clinica e/o laboratoristica.
DOMANDA: Stefania Lessio
Qual è il messaggio finale che vorrebbe lasciare a medici e genitori?
RISPOSTA: Dott. M. Biazzo
Misurare l’intestino è utile.
Interpretarlo correttamente è ancora più importante.
Un valore alterato di zonulina, indicano, scatolo o calprotectina rappresenta un’informazione clinicamente rilevante, ma non coincide automaticamente con una diagnosi né con una terapia.
I biomarcatori sono strumenti preziosi per identificare la presenza di un problema; l’analisi del microbiota può contribuire a comprenderne meglio il contesto biologico. Nessuno dei due approcci, da solo, sostituisce il ragionamento clinico.
Per i genitori la bussola può essere semplice: un buon esame risponde a una domanda precisa; un buon percorso clinico spiega chiaramente come si passa dal risultato alla decisione terapeutica e come verrà verificata nel tempo l’efficacia di quella scelta.
Ringrazio a nome di tutti i genitori il Dr. Manuele Biazzo per l’intervista concessa, per la Sua disponibilità, competenza e pazienza con cui si dedica a noi genitori.
Stefania Lessio
Co-Founder Panspandasmed – Pans Pandas Advocate in Italia
Biografia – Dr. Manuele Biazzo
Manuele Biazzo è un biologo molecolare, nutrizionista e divulgatore scientifico italiano noto per il suo lavoro pionieristico nello studio del microbiota umano e nelle applicazioni cliniche personalizzate basate sulla diagnostica molecolare avanzata presso i laboratori che ha fondato lui stesso.
Formazione
Ha conseguito un dottorato (PhD) in Biologia cellulare e molecolare presso l’ Univrersità di Bologna, laurea magistrale in Biotecnologie Mediche presso l’Università degli Studi di Siena e ha proseguito la sua formazione approfondendo nutrizione, genomica applicata e tecnologia del microbioma.
Carriera professionale
La carriera del Dr. Biazzo unisce ricerca di base, innovazione biotecnologica e medicina traslazionale. Ha lavorato anche nel settore farmaceutico e ha maturato esperienze di ricerca internazionale, guidando progetti in vari Paesi e contesti clinici.
Ruoli principali
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Fondatore e CEO di The BioArte, un’azienda biotech focalizzata sulla ricerca e diagnostica del microbioma umano.
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Fondatore dell’ Institute of Microbiome and Applied Sciences, piattaforma dedicata ai probiotici personalizzati e all’educazione sul microbiota.
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Direttore Scientifico del Centro Toscano Microbiota e Longevità, centro scientifico per servizi clinici personalizzati sulla salute microbica.
Attività scientifiche
È autore e co-autore di numerose pubblicazioni scientifiche peer-reviewed e dirige progetti di ricerca in microbiologia, diagnostica molecolare e innovazione biotecnologica. I suoi studi affrontano temi come l’uso del trapianto fecale terapeutico, l’analisi avanzata del microbioma e l’interazione tra microbiota e salute sistemica.
Divulgazione e riconoscimenti
Biazzo è molto attivo nella divulgazione scientifica, intervenendo su media nazionali e internazionali per spiegare il ruolo del microbiota nella salute. È stato riconosciuto nel 2024 come “Malta’s Top Iconic Healthcare Leader” per il suo contributo all’innovazione nel biotech e nella medicina di precisione.
Approccio e visione
Il suo lavoro si sviluppa attorno all’idea che la salute umana possa essere migliorata attraverso analisi specifiche del microbioma e interventi personalizzati basati su dati molecolari, superando approcci generici e non mirati.
Per contattare il Dr. Biazzo potete scrivere a: m.biazzo@thebioarte.com e mettere in copia la sua assitente servizi@thebioarte.com o scrivere al Centro Toscano Microbiota su whatsupp al +393759226629
I testi dell’intervista sono a cura del Dr. Manuele Biazzo e ne è garantita la responsabilità diretta.
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