INTRODUZIONE
Le alterazioni del microbiota intestinale, insieme a varianti genetiche coinvolte nei processi di detossificazione, metilazione, immunoregolazione e neurotrasmissione, modulano in modo significativo i meccanismi di neuroinfiammazione, con un impatto diretto su memoria, regolazione dell’umore e salute cerebrale.
Nelle sindromi PANS e PANDAS, sempre più evidenze cliniche e osservazioni sul campo suggeriscono una correlazione complessa e multifattoriale tra infezione, risposta immunitaria aberrante, disbiosi intestinale e vulnerabilità genetica individuale.
Diversi genitori con bambini diagnosticati pans pandas riportano, sulla base di valutazioni cliniche personalizzate, alterazioni nei processi di metilazione, detossificazione, metabolismo dell’istamina e presenza di polimorfismi genetici. In determinati casi, tali quadri possono associarsi a condizioni come la Mast Cell Activation Syndrome (MCAS) o a stati di iperreattività immunitaria sistemica. Anche in questo ambito, però, le evidenze sono eterogenee e richiedono interpretazione specialistica.
Nelle PANS/PANDAS la dieta può essere uno strumento potentissimo di supporto alle cure ed avere un ruolo modulatore quando inserita in un piano terapeutico personalizzato, basato su evidenze cliniche e monitoraggio specialistico.
INTERVISTA:
alla D.ssa Sara Girardi – Biologa Nutrizionista
In questa breve intervista realizzata da Stefania Lessio, Genitore e PANS/PANDAS Advocate la D.ssa Sara Girardi risponde sul ruolo della Dieta nelle neuroinfiammazioni comprese PANS e PANDAS
DOMANDA: Stefania Lessio
D.ssa Girardi, premetto che molti genitori italiani riferiscono miglioramenti significativi nella gestione delle PANS grazie a una dieta personalizzata, in parallelo alle terapie prescritte. Tuttavia, in ambito alimentare c’è molta confusione.
Alcuni professionisti non specializzati in questo settore si limitano a consigliare di “mangiare bene in modo vario”, lasciando i genitori disorientati.
È sufficiente? Cosa significa concretamente “mangiare bene”?
Può fare chiarezza per aiutare medici e famiglie a orientarsi? Qual è l’approccio corretto a livello biologico e scientifico, non empirico, per pazienti con neuroinfiammazioni importanti?
RISPOSTA: D.ssa S. Girardi
Mangiare bene, in senso clinico, significa partire da modelli nutrizionali scientificamente validati — come la dieta mediterranea — e personalizzarli in funzione della biologia e della condizione di salute individuale, con l’obiettivo di sostenere l’omeostasi metabolica, immunitaria e intestinale in modo efficace e sostenibile.
In generale, la letteratura associa al pattern della dieta mediterranea la riduzione dei marker infiammatori sistemici, il miglioramento del profilo lipidico e una maggiore diversità del microbiota intestinale. Quello che servirebbe per ottenere uno stato di salute.
Un paziente Pans Pandas, tuttavia, presenta un quadro clinico in cui la salute è compromessa, pertanto, è necessario fare attenzione.
IL RUOLO DELLA DIETA MEDITERRANEA
La Dieta mediterranea, ad esempio, rappresenta un modello alimentare ampiamente riconosciuto in ambito scientifico per i suoi effetti anti-infiammatori, tuttavia, anche un modello validato come la dieta mediterranea DEVE essere adattato al singolo paziente soprattutto in presenza di diverse problematiche di salute che vado di seguito a spiegare meglio.
In presenza di condizioni specifiche (disbiosi, autoimmunità, intolleranza all’istamina, disturbi gastrointestinali, patologie metaboliche), infatti, alcuni alimenti tipici potrebbero richiedere modifiche qualitative o quantitative e specifici accomodamenti come pure associazioni di alimenti da evitare o da combinare a seconda di cosa si deve andare a correggere, e purtroppo non ne sono a conoscenza.
Perché “un alimento sano” può fare male?
Questo è un concetto chiave da spiegare ai genitori:
Non esistono alimenti “sani” in assoluto, ma alimenti adeguati a terreno biologico individuale che è diverso da un altro.
Poniamo ad esempio le verdure fermentate. Molti genitori fanno tante domande sulle verdure fermentate, ebbene queste sono:
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utilissime in un intestino stabile
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possono essere dannose in fase infiammatoria attiva
Prima si spegne l’infiammazione, poi si lavora sul ripopolamento.
ALIMENTAZIONE E NEUROINFIAMMAZIONE NEI BAMBINI E RAGAZZI CON PANS PANDAS: la pratica clinica
DOMANDA: Stefania Lessio
Alla luce della sua esperienza clinica e dei casi di pazienti PANS/PANDAS che sta seguendo, può spiegare il ruolo dell’alimentazione nella modulazione della neuroinfiammazione? E, soprattutto, cosa possiamo fare concretamente noi genitori?
RISPOSTA: D.ssa S. Girardi
Nei bambini e negli adolescenti con PANS e PANDAS, l’alimentazione rappresenta davvero un potenziale fattore modulante dei processi neuroinfiammatori, attraverso meccanismi che coinvolgono l’asse intestino–cervello, il microbiota e la regolazione immunitaria.
E’ necessario adottare un approccio integrato e biologicamente fondato, che tenga conto, quindi, dell’interconnessione tra alimentazione, microbiota intestinale, sistema immunitario e sistema nervoso centrale, con l’obiettivo di modulare la neuroinfiammazione e favorire il recupero dell’omeostasi. Non è difficile.
Nella mia esperienza, quindi, posso affermare che non esistono diete “miracolose”, ma esistono meccanismi fisiopatologici documentati che collegano microbiota, citochine, barriera intestinale e microglia.
Nonostante non vi siano studi riguardanti la dieta correlata ai pazienti pans pandas, in Italia, sono numerosissimi i genitori che possono testimoniare l’efficacia del ruolo fondamentale di un regime alimentare corretto e personalizzato.
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Attualmente non esiste una dieta standard clinicamente validata basata su evidenze controllate per PANS/PANDAS. Tuttavia:
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Studi osservazionali e indagini cliniche riportano che modifiche dietetiche possono essere percepite come utili da molti caregiver e clinici;
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microbiota intestinale, infiammazione e sintomi neuropsichiatriciLa letteratura emergente collega , suggerendo che interventi dietetici anti-infiammatori e di supporto al microbiota possono avere un ruolo complementare efficace. Lo sto verificando io stessa.
COSA POSSIAMO FARE CONCRETAMENTE?
I capisaldi fondamentali che attuo con ottimi risultati sono prevalentemente i seguenti:
1. INTERVENTO DIETETICO STRUTTURATO
È fondamentale impostare un regime alimentare mirato a “preparare il terreno” metabolico e immunologico anche attraverso integrazioni mirate a seconda delle necessità e poi attraverso l’alimentazione che costituisce un determinante biologico centrale nella regolazione dell’infiammazione, della permeabilità intestinale e dell’omeostasi immunitaria.
Nell’affrontare questo percorso è importante considerare che il cibo ha anche una valenza psicologica, relazionale ed emotiva significativa: quindi è importante studiare un piano dietetico personalizzato tenendo conto delle preferenze alimentari “consentite” dal bambino o dal ragazzo.
Quindi, un piano nutrizionale efficace deve riuscire ad integrare qualità antinfiammatoria e sostenibilità, includendo — ove possibile — alimenti graditi, purché adeguatamente selezionati e bilanciati dal punto di vista nutrizionale.
L’obiettivo non è una restrizione punitiva, bensì una rieducazione alimentare graduale e condivisa.
Parallelamente, è fondamentale ridurre o eliminare gli alimenti a basso valore nutrizionale, eccessivamente raffinati o con potenziale effetto pro-infiammatorio, spesso scelti prevalentemente per gratificazione. Si possono sostituire con valide alternative gratificanti e salutari.
È inoltre essenziale che gli alimenti introdotti siano valutati alla luce di eventuali allergie o intolleranze individuali:
in soggetti predisposti, l’esposizione a specifici antigeni alimentari può attivare risposte immunitarie (mediate da IgE o da meccanismi cellulo-mediati), favorire il rilascio di mediatori pro-infiammatori e contribuire ad aumentare la permeabilità intestinale.
Questo può amplificare l’attivazione immunitaria sistemica e sostenere i processi infiammatori, rendendo così necessaria una personalizzazione accurata dell’intervento nutrizionale.
2. VALUTAZIONE PRE-DIAGNOSTICA
Un approccio integrato può prevedere una valutazione funzionale preliminare (prediagnostica) che includa tra le varie indagini cliniche anche l’analisi del microbiota intestinale, ma non solo.
L’ approccio personalizzato che attuo può includere:
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analisi del microbiota intestinale,
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valutazione genetica mirata (polimorfismi),
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piano nutrizionale individualizzato in base alle valutazioni riscontrate,
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probiotica selettiva,
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eventuale supporto nutraceutico.
Di fatto, la caratterizzazione della composizione e della diversità microbica consente di individuare eventuali disbiosi* e carenze di specifici ceppi batterici benefici su cui andare ad intervenire.
Su questa base è possibile impostare interventi nutrizionali mirati — ed eventualmente integrazioni selettive — finalizzati a favorire la crescita dei taxa carenti e a ristabilire un equilibrio eubiotico.

In alcuni approcci integrati può essere affiancato un lavoro sul “terreno biologico” volto a sostenere i processi di detossificazione e il metabolismo cellulare; è importante tuttavia che ogni intervento sia valutato in un contesto clinico appropriato e basato su criteri di sicurezza ed evidenza.
Il probiotico, se non inserito in un contesto alimentare adeguato e personalizzato, non può funzionare correttamente.
Il motivo è semplice: i batteri introdotti devono “attecchire” in un terreno intestinale che sia biologicamente favorevole.
E’ importante sottolineare che prima di avviare una probiotica personalizzata, può essere utile stabilizzare il terreno biologico attraverso un periodo di alimentazione antinfiammatoria mirata.
Probiotici e integratori possono essere strumenti utili, ma senza una base alimentare adeguata difficilmente si riesce a modulare in modo stabile una risposta immunitaria eccessiva.
Non tutto è controllabile (stress scolastico, dinamiche sociali, infezioni intercorrenti), ma l’intervento nutrizionale rappresenta una delle leve più concrete e modificabili.
Un ulteriore strumento di valutazione che utilizzo è rappresentato da un test genetico su DNA, eseguito mediante prelievo con tampone buccale. Il campione viene analizzato attraverso la Polymerase Chain Reaction (PCR), tecnica che consente l’amplificazione del DNA per l’identificazione di specifici polimorfismi genetici associati a processi metabolici e alla predisposizione o al rischio di sviluppare determinate disfunzioni.
È importante evitare promesse di “accuratezza assoluta”: nessun test genetico o nutrizionale può garantire il 99,99% di predittività clinica. La risposta è sempre individuale e multifattoriale.
Tra i risultati delle analisi dei polimorfismi valutati, sono incluse anche informazioni relative alla potenziale risposta individuale a determinati alimenti ovvero quei cibi che l’individuo preso in esame riesce a tollerare.
Ne scaturisce una mappa alimentare diretta e personale che funge da orientamento.
Da qui vengono sviluppati i consigli nutrizionali basati sui risultati genetici che hanno uno scopo informativo ed educativo e formulate le combinazioni alimentari in base anche alle differenti disbiosi rilevate con il test del microbiota intestinale o altri esami (zonulina, calprotectina, indicano, scatolo etc etc)
3. EVIDENZE SCIENTIFICHE E RAZIONALE BIOLOGICO
Come accennato, attualmente, gli studi specifici sull’alimentazione nei pazienti con PANS/PANDAS sono praticamente inesistenti. Tuttavia, esiste un solido razionale fisiopatologico che collega dieta, microbiota intestinale, sistema immunitario e sistema nervoso centrale (asse intestino–cervello).
Il cibo non svolge soltanto una funzione nutritiva:
ogni alimento induce risposte biochimiche e metaboliche precise, analogamente — pur con meccanismi differenti — a quanto avviene con un farmaco (ad esempio un antibiotico).
I processi di digestione e fermentazione batterica generano metaboliti (come acidi grassi a corta catena, lipopolisaccaridi, ammine biogene) che possono modulare:
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la permeabilità della barriera intestinale,
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l’attivazione del sistema immunitario,
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la produzione di citochine pro- o anti-infiammatorie,
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la segnalazione neurochimica centrale.
In questo senso, la qualità e la composizione della dieta, dei nutrienti, influenzano direttamente i pathway infiammatori e neuro-immunologici, contribuendo a modulare l’assetto clinico del paziente.
ALIMENTAZIONE, MICROBIOTA, MICROGLIA:
DOMANDA: Stefania Lessio
Può spiegare in maniera semplice perché l’alimentazione è un intervento importante, centrale, da considerare anche nei pazienti con PANS/PANDAS e in che modo l’intestino può influenzare sintomi come tic, DOC e ansia?
RISPOSTA: D.ssa S. Girardi
L’intestino rappresenta il primo regolatore della risposta immunitaria sistemica.
Nel paziente PANS/PANDAS osserviamo frequentemente:
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aumento della permeabilità intestinale
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alterazione delle citochine infiammatorie
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attivazione anomala della microglia
Le citochine prodotte a livello intestinale possono raggiungere il sistema nervoso centrale, contribuendo a sintomi quali:
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tic
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DOC
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ansia
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irritabilità
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regressioni comportamentali
Per questo l’alimentazione precede qualsiasi intervento probiotico o integrativo.
La microglia rappresenta il principale sistema di sorveglianza immunitaria del cervello. In presenza di segnali infiammatori periferici — in particolare citochine pro-infiammatorie — può andare incontro a uno stato di iperattivazione.
L’intestino costituisce uno dei principali regolatori di questa dinamica:
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una disbiosi può alterare la produzione di metaboliti (es. LPS, SCFA);
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un aumento della permeabilità intestinale può favorire il passaggio di antigeni nel circolo sistemico;
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ciò determina un incremento delle citochine infiammatorie (es. IL-6, TNF-α, IL-1β);
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le citochine raggiungono il SNC e modulano l’attività microgliale.
Una microglia cronicamente attivata può contribuire alla comparsa o al mantenimento di sintomi neuropsichiatrici quali ad esempio tic, DOC, ansia, irritabilità e disregolazione emotiva.
Infatti, in modelli sperimentali e studi preclinici, l’attivazione microgliale è stata associata a comportamenti analoghi ad ansia e depressione, e modificazioni di circuiti neurali coinvolti in regolazione emotiva e comportamentale; inoltre, revisione di dati su disturbi come DOC, Tourette e PANDAS suggerisce che disfunzioni microgliali possano contribuire a manifestazioni quali tic, compulsività, irritabilità e disregolazione emotiva attraverso meccanismi neuroinfiammatori e di disfunzione sinaptica.
Pertanto, ciò che viene introdotto quotidianamente con l’alimentazione può:
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sostenere l’infiammazione,
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oppure agire come modulatore antinfiammatorio naturale.
L’intervento nutrizionale deve quindi perseguire tre obiettivi:
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ridurre l’infiammazione sistemica,
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ripristinare l’eubiosi,
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modulare la risposta immunitaria.
DOMANDA: Stefania Lessio
Quali sono i principali trigger alimentari e come impostare un intervento nutrizionale personalizzato?
RISPOSTA: D.ssa S. Girardi
Come già espresso, ribadisco il concetto che l’alimentazione dovrebbe essere il più possibile personalizzata, tenendo conto della risposta clinica individuale, dell’assetto infiammatorio e, quando indicato, di eventuali polimorfismi genetici o caratteristiche del microbiota.
I test genetici nutrizionali che valutano mutazioni e polimorfismi possono fornire indicazioni utili sulla predisposizione metabolica individuale; tuttavia, non possono essere considerati strumenti predittivi assoluti né garantire una “sicurezza del 99,99%”.
Rappresentano piuttosto un supporto decisionale che, integrato con la clinica e con l’analisi del microbiota, può aiutare a ridurre tentativi empirici ripetuti — tentativi che, nei pazienti con PANDAS o PANS, possono incidere significativamente sulla qualità di vita.
Esistono certamente similitudini tra pazienti, ma l’esperienza clinica e le testimonianze familiari mostrano come ogni bambino presenti peculiarità biologiche proprie, che richiedono un approccio nutrizionale e integrativo personalizzato.
Anche in assenza di test genetici, la semplice riduzione significativa (fino a quote minime) degli alimenti potenzialmente pro-infiammatori può già determinare miglioramenti clinici in una parte dei pazienti, suggerendo quanto il carico infiammatorio alimentare possa influire sul quadro sintomatologico.
Trigger alimentari in condizioni di neuroinfiammazione
In uno stato di vulnerabilità neuroimmunologica, alcuni alimenti possono genericamente agire come trigger. In fase attiva di neuroinfiammazione è frequente osservare sensibilità a:
Glutine e permeabilità intestinale
Il glutine ad esempio può stimolare il rilascio di zonulina, modulando la permeabilità intestinale (Fasano, 2012). L’assenza di celiachia non esclude una possibile sensibilità al glutine non celiaca. In alcuni individui, l’introduzione anche modesta ma continuativa può contribuire al mantenimento di marker infiammatori elevati.
Caseina
La caseina, la principale proteina del latte vaccino contenuta negli alimenti senza lattosio, può generare peptidi bioattivi che, in soggetti predisposti, possono contribuire a fenomeni infiammatori o immunoreattivi.
Oli di semi raffinati
L’elevato contenuto di omega-6 ossidabili può favorire uno sbilanciamento pro-infiammatorio.
Alimenti ultraprocessati, additivi e plastificanti
I cibi ultraprocessati, ricchi di additivi e coloranti, sono associati a disbiosi e stress ossidativo. Alcuni composti derivanti da materiali plastici (es. bisfenoli) sono studiati per il loro potenziale ruolo endocrino e infiammatorio.
Istamina e mastociti
In soggetti predisposti, alimenti ricchi di istamina o istamino-liberatori possono contribuire all’attivazione mastocitaria.
I mastociti rilasciano mediatori (istamina, citochine) che possono influenzare anche la microglia, amplificando la risposta neuroinfiammatoria.
Mastociti, iperreattività e sintomi sistemici
In alcuni pazienti si osservano quadri compatibili con iperattivazione mastocitaria, con manifestazioni quali:
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reazioni cutanee,
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sintomi gastrointestinali,
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edema delle mucose,
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sintomi respiratori,
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brain fog, affaticamento, irritabilità.
In queste condizioni, il sistema immunitario appare iper-reattivo: anche stimoli minimi possono generare risposte sproporzionate. L’alimentazione rappresenta il primo strumento di modulazione di tale ipereattività.
DOMANDA: Stefania Lessio
Una volta individuati i trigger alimentari si devono eliminare completamente dalla dieta?
RISPOSTA: D.ssa S. Girardi
Strategia clinica: stabilizzazione e reintroduzione
L’obiettivo non è l’eliminazione permanente indiscriminata di determinati alimenti trigger, ma il raggiungimento di una stabilità immunometabolica.
Un periodo iniziale di alimentazione personalizzata (generalmente 2–8 settimane, secondo la risposta clinica) può contribuire ad aumentare la soglia di tollerabilità. Successivamente, eventuali reintroduzioni graduali possono essere valutate caso per caso.
Sappiamo che per i ragazzi soprattutto in età adolescenziale ma anche i più piccoli tendono a voler trasgredire. Bisogna sapere che anche piccole trasgressioni ripetute, in fase attiva di neuroinfiammazione, possono ostacolare il miglioramento clinico, inducendo scoraggiamento nel paziente o nella famiglia. E’ un dato di fatto.
È evidente però che non tutto può essere controllato: i ragazzi hanno una vita sociale, frequentano la scuola, sono esposti a stress, dinamiche relazionali e fattori ambientali.
Tuttavia, fornire una base metabolica e nutrizionale stabile può contribuire a ridurre l’intensità delle reazioni immunitarie e neurocomportamentali, con possibile miglioramento di:
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ansia
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irritabilità
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instabilità dell’umore
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reattività eccessiva
Questi sono, infatti, i sintomi che più frequentemente preoccupano le famiglie.
GENETICA, METILAZIONE E POLIMORFISMI MTHFR
DOMANDA: Stefania Lessio
La genetica determina un destino definitivo, oppure è possibile migliorare l’equilibrio tra predisposizioni genetiche e problemi di salute?
RISPOSTA: D.ssa S. Girardi
La genetica può influenzare alcune predisposizioni, ma non determina un destino immutabile.
L’alimentazione, insieme a uno stile di vita sano e a eventuali interventi mirati, può modulare processi biologici come l’infiammazione, l’equilibrio del microbiota e la regolazione dei neurotrasmettitori.
In altre parole, anche in presenza di polimorfismi genetici, una dieta personalizzata può contribuire a migliorare la salute e la qualità di vita, riducendo l’impatto di fattori di rischio.
Infatti, in diversi casi di bambini o ragazzi pans pandas vengono riscontrati polimorfismi del gene MTHFR, coinvolto nel metabolismo dei folati e nei processi di metilazione che descrivo in questo articolo https://www.panspandasmed.info/mutazione-mthfr-e-sindromi-pans-pandas-2/
Una ridotta attività enzimatica può associarsi a:
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alterazioni dell’omocisteina,
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squilibri della vitamina B12,
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ridotta capacità antiossidante,
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possibile alterazione nella regolazione di neurotrasmettitori quali serotonina e dopamina.
In tali contesti, per fare un esempio, l’integrazione con acido folico non metilato potrebbe non essere ottimale.
Anche qui, una valutazione genetica può supportare una personalizzazione dell’intervento nutrizionale e nutraceutico.
È tuttavia importante sottolineare che i polimorfismi MTHFR sono relativamente frequenti nella popolazione generale e non rappresentano, da soli, una diagnosi né una causa diretta di PANS/PANDAS, ma un possibile fattore modulante da indagare in futuri studi clinici.
ALIMENTAZIONE E DISBIOSI INTESTINALE
Le principali disbiosi riscontrabili nei pazienti PANS/PANDAS
Uno degli errori più comuni è applicare protocolli “standard” a tutti i pazienti.
In realtà, non tutte le disbiosi sono uguali.
Disbiosi fermentativa
È una delle più frequenti.
Caratteristiche:
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eccessiva fermentazione dei carboidrati
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produzione elevata di gas e metaboliti irritanti
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gonfiore, dolore addominale, diarrea
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peggioramento dell’ansia e dell’irritabilità
ERRORE FREQUENTE:
In questi casi, l’introduzione di verdure fermentate, kefir, crauti, kombucha può peggiorare nettamente i sintomi.
Questo spiega perché molti genitori riferiscono un peggioramento clinico, nonostante l’alimento sia “sano” in senso generale.
DISBIOSI PUTREFATTIVA
Legata a un’eccessiva fermentazione proteica.
Caratteristiche:
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produzione di ammoniaca, fenoli, indoli
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stipsi alternata
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affaticamento, nebbia mentale
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irritabilità e calo dell’attenzione
In questi caso è fondamentale:
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modulare la quota proteica
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migliorare la digestione
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sostenere fegato e detossificazione
Disbiosi da carenza di ceppi benefici
Spesso conseguenza di:
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terapie antibiotiche ripetute
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infezioni ricorrenti
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dieta monotona
In questo caso, i fermentati possono essere utili, ma solo dopo aver ridotto l’infiammazione di base.
DISBIOSI ASSOCIATA AD ATTIVAZIONE MASTOCITARIA
Molto comune nei PANS/PANDAS.
Caratteristiche:
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iper-reattività del sistema immunitario
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reazioni cutanee, intestinali, respiratorie
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sintomi neurologici fluttuanti
Qui alimenti ricchi di istamina o istamino-liberatori possono scatenare vere e proprie riacutizzazioni.
Abbinamenti dietetici generali (linee guida cliniche)
Nota importante: questi sono criteri generali, non protocolli universali.
In fase infiammatoria attiva:
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carboidrati semplici ridotti
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verdure BEN COTTE, non fermentate
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grassi antinfiammatori (olio EVO, omega-3)
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proteine facilmente digeribili
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esclusione temporanea di glutine e caseina
In fase di stabilizzazione:
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graduale introduzione di fibre solubili
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modulazione dei carboidrati
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eventuale introduzione di fermentati solo se tollerati
In fase di mantenimento:
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personalizzazione completa basata su:
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test del microbiota
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test genetico (es. MTHFR)
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risposta clinica del paziente
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Domande frequenti (FAQ)
L’alimentazione può migliorare i sintomi della PANS/PANDAS?
Sì. Non sostituisce la terapia medica, ma può ridurre significativamente l’infiammazione e migliorare la risposta clinica.
I probiotici funzionano sempre?
No. Senza una dieta adeguata e un intestino preparato, possono risultare inefficaci o peggiorare i sintomi.
Le verdure fermentate fanno sempre bene?
No. In caso di disbiosi fermentativa o attivazione mastocitaria possono peggiorare il quadro clinico.
Perché anche piccoli “sgarri” peggiorano i sintomi?
Perché riattivano la cascata infiammatoria, come “benzina sul fuoco”.
Quanto tempo serve per vedere miglioramenti?
In genere dalle 2 alle 8 settimane, a seconda del profilo biologico del paziente.
Bibliografia essenziale
-
The microbiota–gut–brain axisCryan JF et al., , Physiol Rev
-
Transferring the blues: gut microbiota and neurobehaviorKelly JR et al., , J Psychiatr Res
-
Neuroimmune mechanisms in PANSHornig M et al., , J Child Adolesc Psychopharmacol
-
Zonulin and intestinal permeabilityFasano A., , Physiol Rev
-
MTHFR polymorphisms and neurodevelopmental disordersFrye RE et al., , Mol Psychiatry
-
Mast cells and neuroinflammationTheoharides TC., , J Neuroinflammation
Riferimenti bibliografici
-
Microglial dysregulation in OCD, Tourette Syndrome, and PANDAS.Frick L, Pittenger C. Journal of Immunology Research. 2016;2016:8606057. DOI:10.1155/2016/8606057 — evidenzia il possibile ruolo della microglia nella patogenesi di disturbi come OCD e tic correlati a neuroinfiammazione.
-
Microglial activation mediates chronic mild stress‑induced depressive‑ and anxiety‑like behavior in adult rats.Wang Y‑L, Han Q‑Q, Gong W‑Q, et al. Journal of Neuroinflammation. 2018;15:21 — dimostra che la microglia attivata è associata a comportamenti analoghi ad ansia e depressione nei modelli animali.
Conclusione
Nel paziente PANS/PANDAS l’alimentazione è un intervento biologico, non un semplice supporto. Prima si spegne l’infiammazione, poi si ricostruisce l’equilibrio.
“Non tutto è nelle nostre mani.
Ma molto più di quanto si pensi”
D.ssa Sara Girardi
BIOGRAFIA:
La Dott.ssa Sara Girardi è un’esperta in nutrizione e rieducazione alimentare.
Ha conseguito una formazione accademica in Scienze Motorie presso l’Università di Torino, una specializzazione in Naturopatia e una laurea magistrale in Scienze dell’Alimentazione, con particolare attenzione alla rieducazione alimentare e ai disturbi del comportamento alimentare. Si è inoltre specializzata in omotossicologia e MCAS.
La combinazione di questi percorsi le ha permesso di integrare competenze teoriche e pratiche, affrontando la nutrizione non come semplice “dieta”, ma come elemento centrale di uno stile di vita equilibrato e sostenibile.
È la fondatrice di Zendiet, un metodo nutrizionale innovativo e olistico che mira a liberare le persone dalle diete tradizionali attraverso la consapevolezza alimentare, la gestione dello stress e l’integrazione di abitudini di vita sane. Tale approccio si basa anche sulla sua esperienza personale approfondita nel suo libro “Da mente grassa a mente magra”. L’opera funge da guida pratica e motivazionale per trasformare il rapporto con il cibo e promuovere un benessere duraturo, affrontando tematiche quali la selezione e combinazione degli alimenti, la pianificazione dei pasti, la gestione dello stress e l’attività fisica, fornendo strumenti utili per integrare abitudini salutari nella vita quotidiana utili per tutti.
La Dott.ssa Girardi sviluppa programmi altamente personalizzati, basati anche sulla valutazione del profilo genetico, ed è consulente anche online, supportando i propri pazienti grandi e piccoli, nel raggiungimento di obiettivi di benessere e di una gestione alimentare consapevole.
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